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Mauro Mazzucato, a lui è dedicata una prova all'Ippodromo SNAI La Maura durante il convegno di domenica 25 novembre (Foto Dena - Snaitech)
In ricordo di Mauro Mazzucato, una lettera che commuove
24 novembre 2018

Mauro Mazzucato ci ha lasciato un paio d’anni fa, ma il suo ricordo è indelebile all’Ippodromo SNAI La Maura. Domenica pomeriggio (dalle ore 13), il programma di sette corse prevede una prova dedicata proprio a lui, la 4^, scomparso per una malattia incurabile appena poco più che cinquantenne. In una lettera aperta, e speciale, il giornalista Alberto Foà lo ricorda così, con semplicità ed affetto, lo stesso che molti addetti ai lavori e appassionati di trotto attribuiscono a Mauro.

Raccontare Mauro è scrivere di bellezza, di valori, di una persona speciale nel suo modo di essere semplice, normale, uomo -e prima ancora ragazzo, eterno bambino- tra gli uomini. Chiuso, introverso e perfino un po’ timido, anche se sempre generoso, gentile, disponibile e amichevole nei tratti, nei modi e nell’agire, non è facile da descrivere come, appunto, non è facile spiegare la bellezza, l’arte e la profondità di un sentimento, il cuore per le donne della sua vita: le figlie adorate, mamma Maria, la sorella Chiara e la moglie Giusy, pokerissimo d’amore… Una strada però c’è, ed è stato Mauro stesso a indicarla vivendole tutte mettendoci sempre la classe, il talento, l’impegno, i sorrisi e l’anima: quella delle sue passioni…

Cavalli, moto e il solito pallone, recitano i versi del brano – CanzonexMauro -. E proprio il calcio (abile giocatore fin dai 6 anni con una carriera aperta ma interrotta dalla scelta di insegnarlo – tecnica, esempio e valori – ai bambini), le moto (e alla festa di domenica a La Maura partecipano i centauri dell’Iron Birds, club di cui Mauro fu, nel 2008, uno degli otto fondatori) e i cavalli, con il modo unico di Mauro di vivere e attraversare lo sport parlano di Mauro meglio di qualsiasi parola. La passione per i cavalli l’ha ereditata, DNA ed esempio, dal padre Roberto e con lui ha allevato, nel sogno e nel segno della qualità, un mare di trottatori importanti e vincenti, tutti quelli “targati” King, per intenderci con gli esperti del settore. Ma allo studio delle genealogie e agli incroci di sangue Mauro ha preferito la pista, il brivido e il gioco della velocità in sulky, il mondo visto dal culo di un cavallo. E da gentlaman driver ha vinto un oceano di corse, la prima proprio all’esordio, sulla pista amatoriale di Soresina, con il fido Ilembo Jet e con il “Fulvio” (Adami, personaggio incredibile ee dolcissimo, sempre al confine tra genio e follia) che ne comprese il talento da subito e gli corse incontro per dargli il “benvenuto nel ristretto club dei vincitori al debutto”. In testa, correndo sotto, di spunto o alla garibaldina, di corse ne ha vinte a bizzeffe, ma anche quelle perse erano da vivere al massimo; champagne se il palo lo passavi per primo, imprecazioni e rimpianti (ma anche progetti di pronto riscatto) se eri battuto, comunque sempre capace di emozionarsi e di emozionare, il pubblico -specie quello di San Siro- che aveva imparato a fidarsi di lui, perché “quel Mauro lì guida bene e l’è un ragazzo pulito, le corse non se le vende di sicuro”. 

Correre gli piaceva un mondo, il vento a spettinargli l’anima bella. Dicono che Mauro se ne sia andato. Dicono, ma non è vero: non muore mai chi vive nel cuore di chi resta e come dice la canzone “andare o rimanere è bianco o nero ma contano i colori che hai dipinto”… Bellissimi i tuoi colori, Mauro. Ciao…”.