100 ANNI DI EMOZIONI

Parte il progetto #scoprisansiro online: la campagna che, in occasione dei 100 anni dell’Ippodromo Snai San Siro, vuole far conoscere la storia dell’impianto ippico milanese attraverso una serie di contenuti digitali che mostrano alcuni aspetti delle diverse fasi storico-architettoniche dell’Ippodromo e del quadro socio-culturale di Milano e d’Italia.

È l’inizio di un racconto tematico verso la conoscenza della storia di un’epoca e di una disciplina sportiva nell’evolversi degli anni che vanno dai primi del Novecento ad oggi. Questo percorso digitale accompagnerà il pubblico fino all’inaugurazione della mostra “100 anni di emozioni” curata dal Prof. di Restauro del Politecnico di Milano, Stefano della Torre, che verrà allestita all’Ippodromo Snai San Siro il prossimo autunno 2020; un’occasione per approfondire i preziosi contenuti del progetto e per ammirare dal vivo la maestosità dell’unico impianto ippico al mondo ad essere stato dichiarato “patrimonio di interesse culturale”.

A Milano, prima dell’Ippodromo di San Siro, dove correvano i cavalli?

Vi siete mai domandati in quale area di Milano, a metà dell’Ottocento, si disputavano le corse di cavalli prima che fosse costruito l’ippodromo di San Siro?

Si correva in centro città e polverose strade milanesi vedevano giovani rampolli sfidarsi alle corse di galoppo per l’onore della propria casata. Erano i primi passi di uno sport destinato al successo, quell’ippica che, nel giro di pochi anni, vide la neonata Società Lombarda per le Corse dei Cavalli promotrice per la costruzione del primo ippodromo a Milano.

Era il 1888, e fu da subito un successo: in migliaia venivano ogni settimana all’Ippodromo di San Siro, quando ancora il pallone era un passatempo e lo stadio, “la Scala del calcio”, non era nemmeno un’idea.

Perché l’Ippodromo Snai San Siro è considerato un monumento?

Il monumento rappresenta un simbolo, un punto di riferimento, un luogo in cui i cittadini si ritrovano scambiandosi opinioni o vivendo insieme pure emozioni. A Milano l’Ippodromo Snai San Siro era ed è tutto questo.

Già nei primi anni del 1900 la presenza di un numero sempre più crescente di spettatori alle corse portò alla progettazione e alla realizzazione di un nuovo impianto che sapesse coniugare lo sport e l’aggregazione di una cittadinanza in pieno fermento.

Il compito venne assegnato al solo architetto che potesse imbarcarsi in questa impresa: Paolo Vietti Violi che riprogettò l’Ippodromo da zero. È grazie a lui che ancora oggi l’Ippodromo Snai San Siro è considerato un impianto con moderne concezioni strutturali ed estetiche, tanto da essere dichiarato “patrimonio di interesse culturale”.

Paolo Vietti Violi. Perché lui?

Nato in Svizzera da genitori italiani e laureato a Parigi era un cittadino del mondo e le sue idee erano destinate a diventare grandi opere.

Solo dalla mente di un tale personaggio si può intuire come fosse in linea con una nuova epoca, in cui idee, progetti e traguardi ambiziosi avevano un respiro internazionale. Tant’è che quando, nel 1920, completò la realizzazione dell’Ippodromo di San Siro, i suoi progetti furono esportarti un po’ ovunque nel mondo, dal Venezuela alla Turchia. Un maestro “globale”, diremmo oggi, e straordinariamente attuale.

Come è nata l’ippica moderna?

Il cavallo è l’emblema della resistenza, della velocità e della bellezza, un animale affidabile di cui l’uomo non poteva farne a meno già in epoche remotissime. Nell’epoca moderna, invece, il cavallo è soprattutto selezione.

Gli allevatori, quindi, sono la chiave di volta per le nuove generazioni di Purosangue. E tra tutti gli allevatori spicca Federico Tesio, nato a Torino nel 1869 e che fino alla metà del Novecento fu considerato uno dei più importanti allevatori di cavalli purosangue inglese nella storia dell’ippica italiana e internazionale per aver creato la razza Dormello-Olgiata. I cavalli purosangue Nearco, Tenerani e il celebre Ribot saranno il simbolo dell’ippica italiana ed emozioneranno milioni di appassionati in tutto il mondo.

Ma chi frequenta l’ippodromo?

Nei primi decenni del Novecento gli spettatori che frequentavano l’Ippodromo di San Siro rappresentavano uno spaccato della società Milanese dell’epoca. Nobili, industriali, gran dame, ma anche artisti, intellettuali e cittadini comuni, si mescolavano tra loro con un’unica passione che li coinvolgeva: le corse di cavalli.

Da Ernest Hemingway, convalescente della Grande Guerra, a Luchino Visconti, allenatore e vincitore del Gran Premio di Milano, prima ancora di diventar regista, i personaggi noti del mondo della politica, dello spettacolo e dell’arte, facevano capolino all’ippodromo di Milano.

Oggi nulla è cambiato. Pur essendo mutata la società, chi frequenta l’ippodromo è per passione e curiosità.

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